Andrano (LE) – Arcidiocesi di Otranto

UN “MITO” CHE SI RINNOVA

Andrano si prepara alla festa della Protettrice,
Maria Santissima delle Grazie

In un tempo non ben precisato, in contrada Attarico, una giovane donna partorisce il suo primogenito. Un maschietto bello e robusto che con il suo vagito porta una ventata di gioia nelle povere abitazioni dei contadini della zona. Ben presto, però, quella vocina si affievolisce; il bimbo perde peso, non riceve il necessario alimento necessario perché il latte della madre, inspiegabilmente, scarseggia. Quelle mammelle, rigonfie e generose nei primi giorni dopo il parto, misteriosamente si svuotano nottetempo ed il bimbo non ha di che nutrirsi. La giovane mamma non dispera ma invoca l’aiuto di un’altra madre, Maria, la Vergine Santissima. I suoi genitori le hanno insegnato che nelle tempeste della vita bisogna ricorrere a Lei, che accorre sempre in soccorso dei suoi figli. La donna invoca e spera, piange ed attende. Una notte, svegliatasi di soprassalto, fa una scoperta agghiacciante: attaccato al suo seno non c’è il suo bambino ma una serpe che le sta succhiando avidamente il latte. Al suo grido di terrore, il marito balza dal letto. Anche i vicini, richiamati dalle urla, corrono alla porta. Individuato il rettile, lo colpiscono a morte. In pochi giorni il bambino torna a crescere sano e forte, mentre tutti ringraziano la Vergine Madre per aver liberato la loro vita dal “serpente insidiator”.

Il valore profondo del “mito”

Questo è il racconto che, di generazione in generazione, gli andranesi si tramandano per spiegare la profonda devozione alla Madonna dell’Attarico. Un racconto ingenuo inventato da una civiltà primitiva per spiegare un evento abbastanza naturale? Una bugia storica? Probabilmente no. Si tratta, piuttosto, di una verità senza tempo espressa in forma di racconto. Oggi siamo portati a liquidare queste storie dicendo “è solo un mito”, nel tentativo di smentirle. Ma il termine “mito” merita un riscatto: indica una narrazione profonda che cerca di dare un ordine e un significato alla vita. Se alla scienza chiediamo di spiegarci come funzionano le cose, al racconto mitologico spetta il compito di rispondere alle domande più difficili: perché esistiamo? Qual è la bussola per orientarsi nel caos della condizione umana?

Certo san Paolo ammoniva di non “aderire a favole (miti)” (1Tm 1, 4). Tuttavia, la riflessione cristiana dei primi secoli ha saputo riconoscere i “Semi del Verbo” anche nelle culture e nei miti pagani, interpretandoli come profezie inconsapevoli ed imperfette, ombre e desideri, della verità che si sarebbe pienamente rivelata in Cristo.

J.R.R. Tolkien — autore de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli e uomo di profonda fede cattolica — spiegava all’amico C.S. Lewis che i miti non sono bugie, sono “inevitabilmente un frammento della vera luce, l’eterna verità che è con Dio”, e ancora, raccontiamo miti per “accrescere la nostra conoscenza su Dio secondo le nostre capacità e con tutti i mezzi che abbiamo, così da lodarlo e ringraziarlo”.

Cinque motivi per tornare a raccontare

Ecco perché tramandiamo questa storia alle nuove generazioni. Dietro la vicenda del serpente e del latte materno si nascondono cinque grandi verità:

  • Il pericolo costante: Fino all’ultimo giorno dell’umanità ci sarà sempre un “serpente insidiatore” pronto a minacciare la nostra felicità.
  • La protezione materna: Nella battaglia quotidiana della vita non siamo soli; ci sostiene l’amore protettivo di Maria Santissima delle Grazie.
  • Il disegno più grande: Nel viaggio della vita siamo parte di una fitta rete umana; prima di noi, tantissimi altri hanno attraversato lo stesso buio dell’anima verso l’eternità.
  • Una bussola per il presente: La fede dei nostri padri è una realtà viva, capace di guidarci verso una vita piena e felice.
  • Il senso della festa: Questa narrazione crea comunità. Con la festa, spezza il ritmo frenetico del lavoro e del profitto, aprendoci alla dimensione del dono e del ringraziamento gratuito.
Statua settecentesca, di fattura napoletana, raffigurante Maria Santissima delle Grazie.

Tutto questo racchiude lo spirito della nostra festa in onore della nostra Protettrice, Maria Santissima delle Grazie. A tutti auguro giorni colmi di serenità. In particolare, prego la Santa Vergine per le persone sole, malate, affrante da un lutto recente. Al Comitato Feste, promotore e realizzatore instancabile delle nostre feste, il comune ringraziamento e il plauso per la buona riuscita di ogni iniziativa.

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